In una giornata scarica di dati macro, l'attenzione si concentra su Bruxelles dove la Commissione diffonderà le sue stime di primavera.
L'attività economica cinese ha registrato un brusco rallentamento nel mese di aprile a causa delle pesanti ripercussioni delle restrizioni anti-Covid su consumi, produzione industriale e occupazione, alimentando i timori di una possibile contrazione nel secondo trimestre. A marzo e aprile sono state imposti lockdown totali o parziali in decine di città - tra cui una prolungata chiusura nell'hub commerciale di Shanghai, dove da oggi qualche attività comincia a riaprire - con gravi interruzioni alle catene di approvvigionamento. Le vendite al dettaglio hanno subito una contrazione dell'11,1% annuo ad aprile, la più grande dal marzo 2020 e peggiore delle previsioni. La produzione industriale è scesa del 2,9% contro attese a +0,4%, nel maggior calo da febbraio 2020.
La settimana appena trascorsa è stata caratterizzata da un calo delle borse e dei tassi di interesse oltre che da un ulteriore rafforzamento del dollaro. Lo scenario resta estremamente fluido e condizionato da eventi geopolitici. La volatilità resta altissima (oltre il 30% livello che è considerato molto alto) e condiziona le scelte facendo privilegiare il “mordi e fuggi”.
Tuttavia al di fuori delle variabili geopolitiche imponderabili sono emerse alcune novità: i segnali di recessione in Europa sono sempre più evidenti, l’inflazione inizia a mostrare qualche segnale di rientro, la Fed ha detto che il punto d’arrivo dei rialzi Fed Fund che esprimono i mercati (Future Libor e Fed Fund) forse è eccessivo e che appaiono appropriati altri due rialzi dei tassi da mezzo punto poi si vedrà ed in ogni caso ha escluso rialzi da 0,75%.