Il mercato obbligazionario resta sotto pressione con gli occhi fissi al board Bce di questa mattina. Le attese sono per un inasprimento dei toni da parte del consiglio, intento - come le altre principali banche centrali - a combattere in prima battuta il surriscaldamento dei prezzi, esacerbato dal rincaro di energia e materie prime, ulteriormente alimentato dalla guerra. Le aspettative di inflazione a lungo termine nella zona euro hanno superato ieri quota 2,40%, massimo da 10 anni, mentre le ricadute del conflitto si fanno sentire inevitabilmente anche sulle prospettive di crescita in Europa, ponendo Francoforte in una posizione molto scomoda. Gli investitori scontano al momento un incremento dei tassi di 70 punti base entro la fine dell'anno. Il focus sarà a qualunque dettaglio relativo alla tempistica del ritiro dello stimolo e in particolare ad una sua possibile accelerazione. Il programma App dovrebbe finire nel terzo trimestre, ma non è ancora chiaro esattamente quando. E’ probabile che maggiori novità in questo senso arrivino dal meeting di giugno quando la Bce avrà più contezza dell'impatto economico del quadro geopolitico, ancora troppo incerto, e sarà in grado di calibrare meglio il suo exit plan.
Ieri, i dati sui prezzi alla produzione Usa hanno registrato un rovente +11,2%, ai massimi da 12 anni, nell'ultimo segnale delle persistenti pressioni inflattive che potrebbero indurre la Fed ad una stretta più aggressiva, con un incremento dei tassi di interesse di mezzo punto percentuale già a maggio. L'inflazione Usa, secondo diversi operatori, potrebbe tuttavia aver finalmente raggiunto il picco, tanto che i rendimenti del Treasury decennale ieri, dopo la diffusione del dato, sono inizialmente saliti per poi riscendere.