Si fanno sempre più decisi gli avvertimenti delle banche centrali sul pericolo d’inflazione. Per il momento, l’effetto si ripercuote solo sui tassi, soprattutto nella parte a breve della curva, con il proseguimento del flattening. Il Bond Usa a dieci anni, per effetto delle forti vendite degli ultimi due giorni, si è portato al 2,36% di rendimento, da 2,17% di ieri. Il 3 e il 5 anni sono al 2,38%. Scolasticamente si è portati a pensare che l’inversione della curva sia un segnale di imminente recessione ma non è sempre così. E l’andamento positivo delle borse segnala che gli operatori la pensano in questo modo e non sono preoccupati che il Future sul Libor usd 3 mesi si sia portato al 3% che è la soglia di allarme per le borse; il 3% appare solo come un picco raggiungibile nel 2023 (giugno) e poi dovrebbe iniziare il calo con assestamento in area 2,5%. Queste previsioni di mercato si sono quasi completamente adeguate alle previsioni rilasciate dalla Fed la scorsa settimana sui tassi Fed Fund. Ieri Powell, il governatore della Fed, ha detto che l’obiettivo più importante è quello di combattere l’inflazione. Se necessario, l’istituto sarà pronto ad alzare i tassi oltre la misura, solitamente adottata, dello 0,25%. Powell sembra quindi aver superato il dilemma di politica monetaria, che vede contrapporsi due istanze opposte: la necessità di combattere l’inflazione e quella di salvaguardare la crescita economica, o comunque di evitare una recensione a tendere. Powell ha ribadito di non vedere un’alta probabilità di recessione il prossimo anno e che preferisce monitorare lo spread tra il tasso 3 mesi e il tasso forward a 18 mesi del 3 mesi come indicatore predittivo maggiormente affidabile. In rialzo i tassi europei con il Bund 10 allo 0,50%, l’Irs a 1,15% e il Btp 10 che sale sopra il 2%.
CAFFE’ ESPRESSO
23 marzo 2022 - La priorità per la Fed è l'inflazione.
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