CAFFE’ ESPRESSO

19 giugno 2019 - Nonostante il mandato di Draghi stia per scadere ...

Nonostante Draghi sia presidente uscente (fine ottobre) quel che dichiara è sempre ascoltato e riesce a muovere i mercati. Ieri da Sintra in Portogallo ha affermato che la Bce è pronta a mettere in campo nuove misure espansive compreso un taglio dei tassi in modo da raggiungere l’obiettivo di inflazione. Evidentemente un taglio è ritenuto ora non dannoso per il sistema bancario: alla penultima riunione la Bce aveva parlato di problemi che un tasso depo a -0,4% crea alle banche. In realtà non ha detto nulla di nuovo rispetto all’ultima riunione ma il fatto di sentirlo ripetere e con convinzione, ha condotto ad ulteriore ennesimo calo dei tassi, ad un ribasso dell’euro e ad un rialzo delle borse. La curva dei tassi Future Euribor 3 mesi scendono di circa 5 centesimi: l’Euribor 3 mesi a -0,32% eè atteso scendere nel 2020 fino a -0,47% per poi ritornare sugli odierni valori per inizio 2022; per un ritorno a valori positivi bisogna aspettare fine 2023. Se si guarda alla curva dei tassi forwards per i prossimi 20 anni i tasso massimo previsto nel lontano 2034 è 1,30%. Monotono diventa segnalare gli ennesimi minimi storici per il Bund (10 anni oggi a -0,29%); Irs 3-5 – 10 anni rispettivamente a -0,34% -0,21% e +0,21%. Approfitta del calo generalizzato dei tassi anche il Btp con il 10 anni che scende al 2,20% dal 2,30% di ieri. Lo spread si affaccia sotto i 250 bps. L’eurousd scende a 1,118. Le parole di Draghi e il calo conseguente dei tassi sono anche frutto del crollo dell’indice di fiducia Zew tedesco (-20 punti contro attese di -3) e dell’inflazione europea che pur se in linea con le attese si pone su livelli decisamente lontani dagli obiettivi Bce: 1,2% l’indice generale; 0,8% la “core”. Quest’ultima preoccupa più di tutto: per ipotizzare un ritorno al 2% di inflazione è necessario che la core salga almeno all’1,8%.

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