In queste settimane si analizzano i dati congiunturali e soprattutto gli indici di fiducia per capire se ci possa essere una ripresa nel secondo semestre ed eventualmente di quale intensità. Gli indici Pmi (direttori acquisti) sono risultati molto negativi soprattutto sul manifatturiero. In particolare quello della Germania; segnali meno negativi con qualche sfumatura di cauto ottimismo invece sono giunti la scorsa settimana dallo Zew (istituzioni finanziarie) ed oggi dall’Ifo tedesco (imprenditori) che vede – relativamente alle aspettative – l’indice salire a 95,6 da 94 (consenso 94) e il sottoindice relativo alla situazione corrente a 103,8 (consenso 102,9 ; precedente 103,6). In sostanza imprenditori e istituzioni finanziarie iniziano ad intravvedere segnali di ripresa, i direttori acquisti sono invece negativi. Nel settore servizi la fiducia è superiore rispetto al manifatturiero. Il presidente della Banca centrale europea ha detto venerdì al vertice Ue di Bruxelles che non c'è recessione nell'area euro, anche se l'economia resta debole. Secondo il numero uno della Bce, il rallentamento della Cina e le tensioni commerciali alimentano incertezza, ma i consumi dell'area euro tengono. L’indice Ifo migliore del previsto fornisce sostegno alle borse che restano in positivo: leggero rialzo per i tassi core a medio lungo con il Bund 10 a zero (aveva toccato -0,02%) e con l’Irs 10 a 0,50%. Appena sotto 250 bps lo spread. I tassi restano comunque schiacciati sui minimi dal 2016.
A quasi tre anni dal referendum del giugno 2016, e mentre si fa incerto il futuro della premier Theresa May, non è chiaro come, quando e nemmeno se la Brexit avverrà davvero. Intanto ieri il parlamento ha strappato per un giorno il controllo dell'agenda dei lavori al governo: domani infatti i parlamentari voteranno su una serie di opzioni sulla Brexit in un'operazione che mette in evidenza quanto May si sia indebolita. Ieri la premier ha detto che non c'è ancora un sostegno sufficiente al suo piano per affrontare un terzo voto in parlamento. Il Paese lascerà il blocco il 22 maggio se il parlamento approverà l'accordo che la premier ha raggiunto con Bruxelles. Se non sarà così, la Gran Bretagna avrà tempo fino al 12 aprile per presentare un nuovo piano o per decidere di andarsene senza un accordo.
DATI MACROECONOMICI
USA
Licenze edilizie febbraio.
Apertura nuovi cantieri febbraio.
CaseShiller gennaio.
Fiducia consumatori marzo.