CAFFE’ ESPRESSO

8 febbraio 2018 - Un'analisi sul dato dei salari Usa che ha fatto scattare il panico sulle borse.

I tassi “core” tornano a salire mentre scende ancora il rendimento Btp con lo spread vs Bund a 120 bps minimi da settembre 2016. Tuttavia il clima non appare completamente tornato al sereno: prova di ciò il comportamento dello yen che si mantiene robusto.

Alla base del recente rialzo dei tassi i timori che la dinamica dell’inflazione Usa possa accelerare al rialzo dopo i dati sui salari diffusi venerdì in concomitanza con i payrolls. Da molti mesi sosteniamo che la dinamica salariale americana, con un mercato del lavoro in piena occupazione, avrebbe iniziato a fornire segni di rialzo ma è anche vero che i dati di venerdì devono essere letti attentamente e facendolo appare forse eccessiva la preoccupazione sull’inflazione. Infatti il grosso dell'aumento dei salari Usa a gennaio (+2,8% il costo medio orario del lavoro e +2,9% per i lavoratori del settore privato; aumento piu' alto dal 2009 e cioe' dalla fine delle recessione negli Stati Uniti)  e' legato a pochi addetti, quelli con mansioni piu' manageriali, che hanno visto la loro busta paga aumentare del 5%. Il grosso dei lavoratori Usa, quelli che non hanno ruoli di supervisione su altri addetti e che rappresentano l'80% del totale, hanno ricevuto in busta paga un aumento molto piu' contenuto, pari al 2,4%. Normalmente il dato riguardante l'incremento salariale dei lavoratori con mansioni piu' manageriali ha grandi margini di errore e in molti specialisti sostengono che sara' rivisto al ribasso il prossimo mese. Un altro segnale che il costo del lavoro negli Stati Uniti non sia fuori controllo e' il dato sugli aumenti salariali settimanali, saliti del 2,6% a gennaio, contro il +3% di dicembre e il +3,1% di novembre. Altro fattore di cui occorre tener conto e' quanto pesino questi dati sugli aumenti salariali in termini di crescita tendenziale dell'inflazione per i membri della Fed. Un menbro della banca centrale si è detto estremamente cauto in proposito.

La Commissione europea ha pubblicato le stime economiche invernali. La crescita dell'economia italiana è vista a 1,5% sia nel 2017 sia nel 2018, prospettando però per il 2019 un rallentamento a 1,2%. Numeri che vanno confrontati con le precedenti previsioni d'autunno, pubblicate il 9 novembre, che indicavano per il prodotto interno lordo un'espansione di 1,5% nel 2017, 1,3% quest'anno e 1% il prossimo. Per quanto riguarda l'inflazione, le attese sono pari a 1,3% sia su 2017 sia su 2018 e 1,5% sul 2019. Nel brevissimo capitolo dedicato all'Italia, l'esecutivo parla di rischi al ribasso per le prospettive di crescita da mettere in relazione con la persistente debolezza del sistema bancario. Per una tabella riassuntiva delle ultime stime di governo e istituzioni internazionali su crescita e conti pubblici italiani cliccare su.

DATI MACROECONOMICI

USA
Nuove richieste sussidi disoccupazione settimanali.

ASTE DI TITOLI DI STATO

USA
30 anni, scadenza 15/2/2048.

BANCHE CENTRALI
EUROPA
Gran Bretagna, Bank of England annuncia decisione sui tassi, pubblica verbali riunione e rapporto su inflazione.
Zona euro, Bce pubblica 'Bollettino economico'.

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