Settimana assai densa di appuntamenti macro: oggi si inizia con gli indici Pmi Ue ed Usa di luglio, domani indice Ifo tedesco, poi riunione Fomc, braccio operativo della Fed ed infine Pil preliminari di Usa ed Uk.
Potrebbero esserci quindi spunti interessanti per capire l’evoluzione dell’economia e le prospettive di politica monetaria. A tal proposito dall'aggiornamento al 'World economic outlook' diffuso dal Fondo monetario internazionale emerge maggior ottimismo per la zona euro. Nell'orizzonte 2017/2018 l'attesa è pari rispettivamente a 1,9% e 1,7% due decimi e un decimo superiore a quella ipotizzata da Fondo stesso in aprile. La stima per la crescita dell'economia italiana resta stabile a 1,3% per il 2017. Invariate rispettivamente a 3,5% su quest'anno e 3,6% sul prossimo le attese sulla crescita globale, con rischi "sostanzialmente bilanciati". Ritoccate al rialzo le aspettative sulla crescita Usa, mentre quella sul Giappone è corretta al rialzo di un decimo su quest'anno e confermata sul prossimo.
Intanto il dollaro appare ancora in difficoltà: sulla divisa Usa continuano a pesare le difficoltà dell'amministrazione Trump dal lato della politica interna. L'ultimo colpo è di venerdì, con l'uscita di scena del portavoce della Casa Bianca Sean Spicer.
La riforma fiscale annunciata da Trump sembra essersi arenata: molti centri studi iniziano a togliere gli effetti che avrebbe generato dalle proprie previsioni di crescita e inflazione. Ma qual è lo stato di fatto? La riforma fiscale è ancora in fase di discussione e ci sono idee di massima ma non è stata ancora formalizzata una proposta vera e propria. Probabilmente l’aliquota per le aziende sarà difficile portarla al 15% promesso in campagna elettorale dal 35% attuale. Le ultime indiscrezioni parlano di una trattativa per un’aliquota del 25%. Il problema politico fondamentale è che i repubblicani più conservatori pretendono che la riforma sia revenue neutral cioè non porti ad incrementi del debito. Per fare questo sono necessari tagli alle spese che inevitabilmente porterebbero contrasti. Trump sperava di finanziare la riforma con i risparmi generati dalla cancellazione di Obacare che però non è avvenuta, e con l’aumento degli introiti fiscali prodotti dall’accelerazione della crescita, sopra il 3% che però finora non si è materializzata. A settembre poi devono rialzare il tetto del debito (non dovrebbero esserci problemi visto che Obama lo aveva fatto con una certa frequenza) e se per caso non lo trovassero rischiano lo shut down. La trattativa sulla via della riforma fiscale appare quindi complessa. Mnuchin spera di riuscire a presentare un progetto nei prossimi mesi per votarlo entro la fine dell’anno anche se prima resta da risolvere il problema relativo alla sanità. A tali problemi tecnici se ne aggiunge uno politico interno all’amministrazione cioè la rivalità tra Mnuchin e il consigliere economico Cohn, in predicato di diventare presidente della Fed: entrambi vorrebbero la paternità della riforma e si stanno ostacolando a vicenda.
A San Pietroburgo, gli esponenti di Paesi produttori Opec e non Opec si incontrano per fare il punto sui tagli concordati e sui progressi compiuti nel ribilanciamento dell'eccesso di offerta. Molti analisti dubitano tuttavia dal meeting di oggi derivi un nuovo intervento.
DATI MACROECONOMICI
ZONA EURO
Stima flash Pmi luglio
USA
Stima flash Pmi luglio
Vendita case esistenti giugno