Ieri i tassi erano scesi leggermente soprattutto quelli Usa con il Bond 10 sotto il 2%; successivamente dopo alcuni dati americani migliori del previsto si è assistito ad una leggera increspatura. Questo è avvenuto a ruota dei sussidi di disoccupazione scesi ai minimi da 42 anni. Inoltre, sempre negli Usa i prezzi al consumo a settembre arretrano dello 0,2% mensile, in linea con le attese, dopo il -0,1% di agosto mentre i prezzi al consumo “core”, con l'esclusione di energia e beni alimentari, crescono dello 0,2% mensile. Gli analisti si aspettavano un +0,1% dopo il +0,1% di agosto. Su base annuale l'inflazione resta invariata, contro un atteso -0,1% ma quella core avanza dell'1,9%, contro l'atteso +1,8%. I prezzi dell'energia a settembre scendono del 4,7% mensile, quelli delle benzina scendono del 9% e quelli della casa salgono dello 0,3%. L’andamento dell’inflazione “core” Usa e la dinamica del mercato del lavoro lasciano pochi dubbi sul fatto che ci siano a tutti gli effetti i presupposti per un rialzo dei tassi sui Fed Funds. La Fed considerando crescita, inflazione “core” e disoccupazione ha ben poche scuse per non alzare i tassi a meno che voglia farsi condizionare dalla paura per l’andamento dei mercati che comunque potrebbero già in larga misura essersi posizionati per un rialzo. In tale contesto il Dollaro si è allontanato dai recenti minimi contro euro (1,15) tornando a muoversi tra 1,135 e 1,14. Sull’Euro ha pesato anche il commento di un consigliere Bce che ha sottolineato come il target d'inflazione, anche per quanto riguarda l'indice 'core', sia piuttosto lontano dal target e appaia dunque abbastanza ovvio il varo di un nuovo set di misure.
Moody's comunicherà il suo rating sulla Spagna.
Derivati sul greggio in modesto rialzo
Dall’Eurozona Inflazione finale settembre, dagli Usa Produzione industriale settembre, Percentuale utilizzo impianti e Università Michigan, stima fiducia consumatori ottobre.