ACCORDO SULLA GRECIA: SCARSO L’EFFETTO SUI TASSI.

La soluzione positiva era già stata scontata dai mercati: le maggiori variazioni si sono registrate sull’Euro salito quasi a 1,33 contro Usd e sui nostri Btp (rendimento decennale in calo al 5,45%)...

L'Eurogruppo ha concesso il via libera al secondo pacchetto di aiuti internazionali alla Grecia del valore di 130 miliardi di euro volto a impedire un default 'disordinato' in vista dei rimborsi di titoli di Stato in programma il mese prossimo per 14,5 mld.


La saga ellenica che ha tenuto con il fiato sospeso i mercati sembra essersi risolta positivamente anche se i dubbi sulla capacità del governo di Atene di attuare le riforme necessarie a riportare sotto controllo i conti pubblici affiorano da più parti.


Inoltre devono ancora essere definite le condizioni di swap dei titoli detenuti da istituzioni private (perdite di oltre il 50% sul nominale e del 70% considerando le nuove cedole più basse). Alcuni investitori tuttavia non vorrebbero aderire per tentare di far scattare il default avendo preso pesantemente posizione a favore di questo evento attraverso i Cds (credit default swap). I clienti retail  pare non siano coinvolti nello swap.


L’impatto sui tassi è stato tutto sommato contenuto essendo l’esito positivo già parzialmente scontato. I nostri Btp hanno comunque proseguito nella loro fase di rientro (decennale al 5,45%) con lo spread verso Bund al 3,5% circa.


I rendimenti obbligazionari bancari a tasso fisso rilevabili sul mercato secondario confermano di avere interrotto la lunga fase ribassista iniziata dai picchi di fine novembre.


Lo spread tra rendimenti obbligazionari e tassi Irs, che rappresenta una misura indicativa di quello che può essere il costo del funding a medio lungo termine, non presenta significative variazioni negli ultimi giorni.i

Complessivamente, il quadro sembra quindi indicare una fase di stabilizzazione: assistere nel breve ad un nuovo calo dei rendimenti obbligazionari bancari appare poco probabile anche alla luce delle indicazioni derivanti dai Cds (credit default swap) che segnalano un aumento del costo per assicurarsi contro il default delle banche italiane, aumento dovuto anche al downgrade subito da queste ultime la scorsa settimana. Resta comunque la speranza di assistere ad una nuova fase positiva per i Btp e le obbligazioni bancarie in connessione con la nuova operazione a 36 mesi della Bce che andrà in collocamento il 29 febbraio.


I progressi avvenuti sul medio/lungo termine da novembre ad oggi consentono di mitigare i livelli di spread record di fine anno applicati dalle banche alle operazioni di finanziamento, ma non consentono tuttavia, al momento, di ipotizzare una decisa inversione di tendenza.


Nonostante la maggior propensione al rischio degli investitori, i Bund si sono appena increspati e questo ha permesso ai tassi Irs di mantenersi sostanzialmente stabili su valori prossimi ai minimi storici (3-5-10 anni rispettivamente all’1,25% - 1,60% -2,35%).



La liquidità che le banche andranno a “tirare” il 29 febbraio dalla Bce, si aggiungerà ai 500 mld della prima operazione a 36 mesi del 21 dicembre scorso e continuerà quantomeno a schiacciare i tassi interbancari  a brevissimo termine (overnight) verso lo 0,25% (tasso dei depositi) e a favorire la continuazione del rientro dei tassi Euribor.


L’Euribor 3 mesi (1,026%) è atteso proseguire al ribasso verso lo 0,9% per metà marzo e lo 0,8% per l’estate (punto minimo). La risalita sarà molto lenta: per rivedere l’1% bisognerà aspettare inizio 2014. D’altronde le nuove previsioni Bce sul Pil 2012 (-0,1% da +0,8% precedente) e sull’inflazione (sotto il 2%) non lasciano spazio a rialzi del P/T Bce.

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