LA TENTAZIONE INFLAZIONISTICA PER AIUTARE IL RIENTRO DEI CONTI PUBBLICI.

I dati di ieri sull’andamento dei prezzi al consumo in Europa e negli Usa, pur se largamente attesi, sono motivo per una riflessione su come l’inflazione potrebbe aiutare il rientro dei conti pubblici.

I dati di ieri sull’andamento dei prezzi al consumo in Europa e negli Usa, pur se largamente attesi, sono motivo per una riflessione su come l’inflazione potrebbe aiutare il rientro dei conti pubblici.

Le variazioni tendenziali in Europa sono state ad ottobre del 3% (2% la “core” cioè al netto di energia ed alimentare fresco) e negli Usa del 3,5% (“core” al 2,1%). In Italia anche per via dell’aumento dell’Iva siamo al 3,6%.

Gli importanti sforzi che i governi europei stanno compiendo sulla via del rientro dei conti pubblici potrebbero trovare un aiuto in un’inflazione pimpante. Questo è ancor più vero per gli Usa che, non dimentichiamolo, ha conti pubblici da paura (la scorsa settimana la municipalità dell’Alabama è andata in default) su cui tuttavia per ora i mercati non si concentrano preferendo mettere nel mirino il vecchio continente. Inoltre la Fed non ha obiettivi statutari di inflazione come invece ha la Bce (2%).

L’inflazione è amica del debitore in quanto erode il valore del debito originario. Ipotizziamo di contrarre un prestito a tasso fisso da 100 mila euro e che durante la vita del prestito l’inflazione inizi a salire vertiginosamente; i salari aumentano ma l’importo del capitale non varia e quindi diventa molto più facile far fronte al debito contratto.

A prima vista potrebbe apparire una soluzione da cavalcare ma in realtà presenta alcuni aspetti che la rendono molto pericolosa da percorrere.

In primo luogo è difficile riuscire a controllare adeguatamente l’inflazione una volta che la si è lasciata correre al rialzo.

In secondo luogo è vero che l’inflazione può ridurre il valore reale del debito nominale a tassi di interesse fissi ma non se i tassi sono variabili. Infatti se si creano aspettative al rialzo per l’inflazione i tassi iniziano a salire. Per lo stesso motivo il maggior vantaggio dall’inflazione lo traggono i detentori di debito a lungo termine: se il debito è a breve infatti verrà rinnovato a nuove condizioni che includeranno le aspettative rialziste sull’inflazione stessa.

Infine l’utilizzo dell’inflazione per erodere il valore reale del debito sia pubblico sia privato non lascerebbe indifferenti i creditori esteri che vedrebbero una riduzione del valore reale delle attività detenute nella valuta di riferimento.

Non è quindi una strada sicura e certa da percorrere: tuttavia un quadro di inflazione moderatamente elevata e soprattutto con aspettative sull’inflazione sotto controllo, potrebbe essere vista di buon occhio dalle autorità monetarie per alleviare il peso del rientro dei conti pubblici.

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