Tensione ancora alta: mercati scettici sulla tenuta dell’Ue.

E' necessario un colpo di reni per rimettere in cammino il progetto europeo. Dall'unione monetaria verso l'unione fiscale. Emissione di Eurobond.

Il premier greco Papandreou ha ottenuto l'appoggio del consiglio dei ministri alla sua decisione di indire un referendum popolare sul nuovo pacchetto di aiuti internazionali, da tenere il più presto possibile, forse già a dicembre. La scelta a sorpresa del premier greco di legare il piano di bailout a una consultazione popolare dall'esito incerto ha scatenato ondate di panico sui mercati finanziari - periferici in testa e Italia compresa, con Piazza Affari protagonista della peggior performance giornaliera da oltre tre anni mentre forti sono state le pressioni sui benchmark Btp, i cui rendimenti viaggiano ormai in territorio inviolato dalla nascita dell'Unione Monetaria: il due e il dieci anni hanno toccato punte rispettivamente oltre il 5,5% e in area 6,35%: oggi (mercoledì) alcune prese di beneficio consentono un attenuazione delle tensioni ma il Btp 10 resta al 6,2% e il Bund 10 all’1,85% con lo spread al 4,35% dopo aver toccato martedì il massimo storico dall’introduzione dell’Euro al 4,6%. Il rischio Italia è ancora più elevato sulle scadenze brevi dove lo spread supera il 5%.

Come sempre avviene in questi casi di “panic selling” i Bund traggono vantaggio: il rendimento decennale è infatti sceso abbondantemente (minimi di settimana intorno a 1,75%) non lontano dai minimi storici di fine settembre (1,65%).

Indirettamente anche i tassi IRS beneficiano della situazione con l’IRS 10 al 2,5% circa, livello comunque ancora 15 centesimi sopra i minimi segnati a fine agosto (2,35%). Anche le scadenze brevi dei tassi IRS scendono (3-5 anni all’1,56% e 1,91%; minimi di agosto a 1,35% e 1,75%), vuoi per il calo dei corrispondenti Bund vuoi per quello dei tassi Futures Euribor tre mesi che vedono attualmente il parametro trimestrale scendere dall’attuale 1,59% ad un minimo dell’1,05% per metà del prossimo anno. Questo avviene alla vigilia della prima riunione Bce presieduta da Mario Draghi. Stando all’analisi dei tassi attesi dal mercato (tassi Futures e tassi impliciti overnight index swap) è possibile che per fine anno/inizio prossimo si assista ad un taglio di un quarto di punto dei tassi sul P/T Bce dall’1,5% attualmente in vigore.

Questa situazione di calo dei tassi sta avvantaggiando chi è indebitato e chi vuole procedere a trasformare in fisso il proprio debito. Chi invece deve procedere a stipulare nuove operazioni si trova applicati spread “onerosissimi”. Le nostre banche hanno infatti rivisto i propri listini alla luce dell’esplosione del costo del funding dovuto alla sfiducia sull’Italia. Diventa difficile difendersi da questi rincari: un piccolo e solo a volte percorribile escamotage, potrebbe essere quello di contrattare con le unghie la penale di riscatto anticipata. Su questo fronte tuttavia segnaliamo che buona parte delle banche, stanno provvedendo ad aumentarle per scoraggiare eventuali chiusure anticipate in caso si assistesse ad netto calo del costo del funding a seguito di un rientro delle tensioni sull’Italia che conducesse ad un forte restringimento dello spread vs Bund. La banca in questo caso si troverebbe con una provvista estremamente cara da riposizionare sul mercato a costi non più competitivi.

La globalizzazione in queste circostanze non aiuta ad abbassare i costi posto che le banche italiane non sembrerebbe riescano ad avvalersi del minor costo del capitale delle proprie sussidiarie estere.

Al di la di tutti gli aspetti tecnici, il momento è decisamente importante. I singoli governi hanno avuto oltre dieci anni per centrare gli obiettivi di deficit e debito, senza dar prova di riuscirci in molti casi; il tempo concesso è ora scaduto.

Dobbiamo necessariamente entrare in una nuova fase; all’unione monetaria deve seguire la costituzione di un’autorità fiscale centrale e devono essere emessi gli Eurobond. E’ questo il colpo di reni necessario a mettere in sicurezza il progetto europeo.

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