A due settimane esatte dal venerdì nero dell'8 luglio che ha segnato l'inizio dell'attacco speculativo sull'Italia, i mercati si ritrovano di tutt'altro umore oggi, dopo aver intascato ieri il secondo pacchetto di aiuti alla Grecia. Il piano vale 109 miliardi di euro più un contributo del settore privato stimabile fino a 50 miliardi ed è stato definito un "piano Marshall" per Atene. Passa l'idea di un default temporaneo della Grecia, che le agenzie di rating potrebbero dichiarare dopo le scelte di ieri, anche se l'Europa assicura l'adeguato sostegno alle banche.
Dal vertice di ieri a Bruxelles è arrivato anche un significativo cambiamento della struttura del fondo di salvataggio della zona euro, che garantisce all'Efsf nuovi e più ampi poteri. Il fondo salva-stati sarà autorizzato - tra le altre cose - ad acquistare bond sul mercato secondario (previo via libera della Bce) e per la prima volta viene autorizzato ad aiutare in anticipo gli stati con i prestiti precauzionali e a ricapitalizzare le banche attraverso prestiti ai governi, anche se non sono sotto il programma di assistenza Ue/Fmi.
La ritrovata unità europea dove gli egoismi e i tatticismi politici vengono messi da parte ha permesso un recupero delle borse (specie i titoli bancari fortemente penalizzati nelle precedenti sedute), un restringimento dello spread Btp - Bund e un'impennata dell'euro contro il biglietto verde con il cross che nel giro di poco tempo sale a 1,443 mettendo a segno un rialzo di circa il 2%.
Le notizie incoraggianti giunte dal fronte europeo contrastano con il clima di sostanziale confusione che continua a regnare a Washington, sulla trattativa per l'innalzamento del tetto di indebitamento degli Stati Uniti che, entro il 2 agosto, deve evitare il default del paese.
Se una volta il rischio di default era argomento che toccava esclusivamente le economie emergenti oggi non è più così. Molti Paesi emergenti hanno messo in ordine i loro conti pubblici. Le agenzie di rating hanno quindi rivolto le loro attenzioni ai paesi industrializzati mettendoli sotto osservazione ed in alcuni casi provvedendo ad un loro declassamento. Alcuni Paesi ritenuti intoccabili sono quindi costretti a prendere misure di contenimento della spesa con il conseguente impatto che potrebbe derivarne su una crescita che mostra ancora qualche incertezza nel camminare sulle proprie gambe in maniera autonoma senza quindi il sostegno delle misure straordinarie varate in questi anni dai governi. Oltre alla debolezza della crescita l’Europa, gli Usa e il Giappone sono alle prese con l’invecchiamento della popolazione che potrebbe presto aggravare l’onere del debito. Sono quindi necessari provvedimenti anche dannosi nel breve ma che sono indispensabili per mantenere inalterata la reputazione.
Gli Usa continuano a sostenere disavanzi correnti enormi e la spesa sanitaria e assistenziale continua a risultare priva di copertura. Il debito Usa, se non verranno presto varate delle misure correttive credibili potrebbe anche finire sotto osservazione o ancor peggio, nel mirino della speculazione. Qualche scricchiolio sulla fiducia negli Usa si sta avvertendo.
Nelle ultime settimane intanto si segnala un aumento del costo dell’assicurazione contro il rischio default americano (cosiddetti Cds) più che raddoppiato sulla scadenza ad un anno.
L’occhio di bue puntato da oltre un anno sull’Europa potrebbe iniziare a muoversi verso l'altra sponda dell'Atlantico …