CAFFE’ ESPRESSO

24 giugno 2026 - Dollaro, petrolio e ... Tokio

L'indice del dollaro viaggia sui massimi degli ultimi 13 mesi, premiato in primo luogo dagli acquisti rifugio dopo i realizzi sul settore tech e dalla prospettiva di un rialzo dei tassi da parte di Federal Reserve. Il mercato monetario Usa prezza una chance di 36% di una stretta nella riunione di luglio contro 8,5% della settimana scorsa.
Deboli i contratti derivati sul petrolio, che scommettono su un ulteriore flusso commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz.
Tokyo intende valutare come migliorare la gestione delle riserve in valuta estera, pari a circa 1.300 miliardi di dollari, fondi destinati tra l'altro a eventuali interventi sullo yen. L'iniziativa rispecchia l'obiettivo di accrescere il rendimento delle riserve e contribuire al risanamento dei conti pubblici, mentre la premier Sanae Takaichi promette una politica di spesa attiva a sostegno della quarta economia mondiale. Il governo esaminerà i benefici di una gestione più efficiente e di un impiego più incisivo degli attivi detenuti dal settore pubblico, incluso il conto speciale del fondo per le riserve valutarie, nel rispetto delle loro finalità.
Tokyo è tornata a interventi massicci a fine aprile, quando lo yen ha oltrepassato quota 160 sul dollaro, con acquisti pari a 73 miliardi di dollari, che hanno contribuito a un calo record di 5,6% delle riserve in maggio.
Gran parte dei proventi generati dalle riserve, inclusi i rendimenti sui Treasury, confluisce nel bilancio generale dello Stato, contribuendo al finanziamento della spesa pubblica. I consiglieri di Banca del Giappone hanno discusso dei crescenti rischi inflazionistici, alcuni di loro sollecitando rialzi dei tassi più rapidi per avvicinare il costo del denaro a livelli ritenuti neutrali per l'economia. Lo dicono i verbali della riunione terminata il 16 giugno con una stretta monetaria che ha portato il riferimento a 1%, massimo da 31 anni, mossa chiave nel processo di normalizzazione dei tassi. L'istituto centrale nipponico ha inoltre segnalato disponibilità a ulteriori strette, mentre misura le pressioni sui prezzi alimentate dallo shock energetico legato alla guerra in Iran.

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