CAFFE’ ESPRESSO

30 marzo 2026 - Prezzo del petrolio, inflazione, banche centrali.

All'avvio di una settimana parzialmente festiva, gli investitori continuano a fare i conti con il conflitto in Medio Oriente e le sue ripercussioni sui prezzi dell’energia, che hanno innescato un significativo repricing sui tassi. Il primo trimestre dell'anno, che va a concludersi domani, ha visto le quotazioni del greggio registrare il secondo maggior rialzo trimestrale del secolo, mentre i prezzi del gas in Europa sono quasi raddoppiati e i tassi di interesse globali indicano improvvisamente una traiettoria al rialzo, anziché al ribasso.
La stima sull’inflazione tedesca di marzo in calendario oggi farà da preludio ai dati Eurostat sull’intero blocco, attesi domani. Dopo aver oscillato a lungo attorno alla soglia del 2%, il Cpi dell'area euro è visto balzare - 2,7% tendenziale dall'1,9%del mese prima - sotto la spinta dei prezzi energetici. La componente “core” è attesa in frazionale decelerazione al 2,3% dal 2,4%. Nel complesso, i dati economici di marzo - la crescita del settore privato ha rallentato bruscamente, con i costi degli input saliti ai massimi da oltre tre anni e forti perturbazioni nelle catene di approvvigionamento - potrebbero aumentare la pressione sulla Bce affinché alzi presto i tassi, un’ipotesi che prima della guerra in Iran appariva quasi impensabile, ma che ora viene sempre più prezzata dai mercati monetari.
In chiusura venerdì i trader prezzavano un tasso sui depositi al 2,70% entro settembre, con una probabilità di quasi il 60% di un primo inasprimento monetario già ad aprile.
Nelle sue ultime dichiarazioni Christine Lagarde ha detto che le interruzioni delle forniture energetiche potrebbero protrarsi per anni e le aspettative di un rapido ritorno alla normalità potrebbero essere eccessivamente ottimistiche.
Secondo alcuni membri Bce Francoforte non dovrebbe affrettarsi ad alzare i tassi per contrastare il balzo dei prezzi, ma prendersi il tempo necessario per valutare se l’aumento stia diventando persistente. Per altri l'istituto deve essere pronto ad agire ma è troppo presto per parlare di tempistiche.
Cruciali in ottica Fed, arriveranno venerdì i numeri sul mercato del lavoro Usa di marzo, che dovrebbero segnalare un rimbalzo degli occupati dopo i dati sorprendentemente deboli di febbraio, con un tasso di disoccupazione fermo al 4,4%. I mercati scontavano venerdì una probabilità del 96% che la banca centrale mantenga i tassi invariati ad aprile e del 23% di un rialzo di 25 punti base entro la fine dell’anno. Tra gli altri dati Usa attesi in settimana, le vendite al dettaglio di febbraio e gli indici sull’attività manifatturiera e dei servizi.
In un riepilogo delle opinioni emerse nell’ultima riunione di politica monetaria della Banca del Giappone, un banchiere ha avvertito che l’impennata dei prezzi del petrolio e la debolezza dello yen potrebbero far accelerare bruscamente l’inflazione. L'aumento dei timori di stagflazione ha spinto stamani il Nikkei a un calo del 4%, mentre i rendimenti dei JGB benchmark hanno toccato i massimi da 27 anni.
Il futures sul Brent viaggia in rialzo di 3,01 dollari a 115,58 dollari il barile, portando i guadagni del mese a quasi il 59% e superando l’impennata registrata dopo l’invasione del Kuwait da parte dell’Iraq nel 1990. Il contratto sul Nymex sale di 1,51 dollari a 101,15 dollari, con un rialzo mensile pari al 51%.

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