La situazione in MO sta creando scenari di stagflazione ma allo stesso tempo una tregua può condurre ad un repricing significativo come avvenuto ieri con i mercati in balìa delle dichiarazione del presidente americano. Gli operatori però sembra vogliano cogliere qualsiasi sfumatura positiva per riprendersi: questo è sicuramente un segnale di ottimismo. La volatilità resta elevatissima; in pochi minuti si possono vedere variazioni molto importanti. C’è una fetta di investitori che è convinta che la guerra si possa risolvere in poco tempo e ha paura di essere tagliata fuori dal conseguente rimbalzo.
Dopo avere sperato lunedì in un allentamento delle tensioni in Medio Oriente, gli investitori si sono mostrati ieri più cauti e i rendimenti del Btp che sono tornati a salire dopo la flessione in avvio di settimana.
Unica indicazione della giornata è l'indice Ifo che misura la fiducia delle imprese tedesche: questo mese dovrebbe avere registrato un deciso peggioramento (86,1 nel consensus) rispetto all'88,6 di febbraio. Si tratta della prima rilevazione dell'indicatore dallo scoppio della guerra in Iran. Ieri i Pmi relativi a marzo hanno evidenziato che l'espansione del settore privato in Germania ha subìto un rallentamento portandosi sui minimi degli ultimi tre mesi, e che nella zona euro la crescita è quasi in stallo, con la guerra in Iran che gonfia i costi dei fattori di produzione ai livelli più alti degli ultimi tre anni e ha provoca le peggiori interruzioni della catena di approvvigionamento da metà 2022.
Dalle minute dell'ultima riunione sui tassi si legge che molti banchieri centrali ravvisano la necessità di continuare ad alzare i tassi. Una parte dei consiglieri di Banca del Giappone esprimeva del resto un orientamento restrittivo già nel consiglio di gennaio, prima che la guerra con l'Iran facesse impennare i prezzi del greggio. Dai verbali emerge anche l'invito a una maggiore vigilanza sull'impatto dello yen debole sull'inflazione, ritenuto più rilevante rispetto al passato poiché le aziende trasferiscono con maggiore facilità l'aumento dei costi di importazione e del lavoro.
Poco mosso il mercato valutario, che attende chiarezza sul futuro del conflitto tra Usa e Iran dopo le parole di Trump. I futures sui Fed Fund Usa segnalano nel frattempo una probabilità maggiore di strette sui tassi in risposta alle pressioni di inflazione.
Scivolano di circa 4% le quotazioni dei contratti derivati sul petrolio, reagendo ai commenti del presidente Usa che fanno pensare a passi in avanti per la conclusione del conflitto che blocca lo stretto di Hormuz. Il futures sul Brent viaggia in calo di 4 dollari e 21 cent a 100,28 dollari il barile e quello sul Nymex di 3 dollari e 8 cent a 89,27 dollari.
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25 marzo 2026 - Incominciano ad emergere le conseguenze sull'economia.
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