CAFFE’ ESPRESSO

24 febbraio 2024 - L'inflazione europea stenta a scendere.

L'inflazione della zona euro a gennaio è stata appena più alta rispetto alle stime precedenti, a conferma che la crescita dei prezzi è ormai ben oltre il picco, anche se le pressioni sui prezzi sottostanti non mostrano ancora segni di attenuazione. In base ai dati Eurostat, l'inflazione è scesa all'8,6% a gennaio dal 9,2% del mese precedente, appena sopra l'8,5% stimato all'inizio del mese, in cui non erano stati ancora inclusi i dati della Germania, la prima economia europea. L'inflazione 'core', ovvero la crescita dei prezzi al netto delle componenti volatili dei generi alimentari e dei carburanti, è accelerata al 5,3% dal 5,2%, in contrasto con i dati iniziali che indicavano un ritmo stabile. La Bce ha alzato i tassi di tre punti percentuali da luglio per contenere l'inflazione e i banchieri centrali ora temono che quella che inizialmente era un'impennata guidata dai costi dell'energia si stia estendendo con un impatto su tutti i settori. I timori per l'inflazione sottostante hanno dominato i commenti pubblici dei banchieri centrali nelle ultime settimane e alcuni hanno sostenuto che i rialzi dei tassi non dovrebbero fermarsi fino a quando non ci sarà una chiara inversione di tendenza nell'andamento dei prezzi 'core'. L'inflazione dei servizi, che rappresenta la maggior componente dell'inflazione 'core', è stata rivista al rialzo al 4,4% dal 4,2%, probabilmente preoccupando alcuni poiché i servizi riflettono principalmente la crescita dei salari e le retribuzioni dei dipendenti stanno adesso aumentando al ritmo più rapido degli ultimi anni, anche se la crescita reale o corretta per l'inflazione è ancora negativa. L'inflazione sottostante riflette meglio l'andamento futuro dei prezzi, quindi un tasso che si mantiene al di sopra del target del 2% fissato dalla Bce aumenta il rischio di una lettura persistentemente oltre l'obiettivo. L'inflazione dei prezzi dell'energia è stata rivista al 18,9% a gennaio dal 17,2% iniziale, ma è ancora in calo rispetto al 25,5% di dicembre. La Lettonia ha registrato l'inflazione più alta della zona euro, con un tasso superiore al 21%, mentre il Lussemburgo e la Spagna hanno registrato il tasso più basso, appena sotto il 6%. I tassi sono sostanzialmente stabili dopo i rialzi dei giorni scorsi post PMI. Ieri le minute dell’ultima riunione Fed hanno mostrato che la decisione di rallentare sulla via del rialzo dei tassi è stata presa a stragrande maggioranza, quelli che hanno chiesto di andare avanti con aumenti pesanti, da cinquanta punti base, sono uno schieramento del tutto minoritario. Il Pil del quarto trimestre Usa è aumentato del 2,7%, rivisto al ribasso rispetto al 2,9% della stima precedente.Gli economisti si aspettavano che non ci sarebbero state revisioni. La robusta crescita del secondo semestre ha cancellato la contrazione dell'1,1% registrata nei primi sei mesi dell'anno. Sebbene l'attività sia rallentata negli ultimi due mesi del 2022, l'economia sembra aver ripreso velocità all'inizio del nuovo anno. Il numero di cittadini statunitensi che ha presentato nuove richieste di sussidi di disoccupazione è sceso inaspettatamente la scorsa settimana, continuando a segnalare un mercato del lavoro ancora rigido: i dati sono rimasti costantemente bassi nonostante i licenziamenti di rilievo nel settore tecnologico e nei settori sensibili ai tassi di interesse.

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