Come da previsioni, la Fed ha alzato il tasso di interesse di tre quarti di punto percentuale. La mossa è arrivata dopo un aumento di pari importo, 75 punti base, operato il mese scorso e altri movimenti di minore entità a maggio e marzo, nel tentativo di raffreddare l'inflazione. Powell ha dichiarato nella conferenza stampa successiva di non credere che l'economia statunitense sia attualmente in recessione, ma che stia solo rallentando. Ha evitato di fornire numeri sulla portata del prossimo aumento, limitandosi a dire che potrebbe essere appropriato un incremento "insolitamente grande" al prossimo meeting ma che la decisione dipenderà dai dati: per alcuni è il segnale di un'imminente svolta espansiva, per altri esattamente l'opposto. Complessivamente l’intervento del presidente Fed è stato giudicato tranquillizzante e ciò, unitamente ad alcune trimestrali migliori delle attese, ha permesso agli indici azionari Usa di salire (Nasdaq oltre il 4%). L’eurousd è rimasto sostanzialmente al palo in area 1,02. Se si guarda ai Future Fed Fund la probabilità di un rialzo di 0,50% a settembre è del 66%, di un rialzo di 0,75% è del 34%. Quello che è cambiato è che le probabilità di un picco FF al 3,75%-4% sono scese quasi a zero. Riflettori sulla stima dell'inflazione tedesca, vista a luglio all'8,1% su anno a livello armonizzato dal precedente 8,2%. In arrivo anche l'Economic sentiment di luglio relativo all'intera zona euro, con il consensus che è per un peggioramento rispetto al mese scorso. Tra i numeri in arrivo da oltreoceano, riflettori nel primo pomeriggio sulla stima del Pil relativo al secondo trimestre, che dovrebbe crescere dello 0,5% congiunturale dopo una flessione dell'1,6%.
CAFFE’ ESPRESSO
28 luglio 2022 - La Fed alza come previsto ma i toni sembrano più "dovish" del previsto.
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