L’alto debito non permette di mantenere politiche fiscali fortemente espansive in un contesto che invece avrebbe ancora bisogno di questa stampella. La politica monetaria sta gradualmente riducendo il suo stimolo; quella fiscale si manterrà leggermente espansiva grazie agli interventi a sostegno alle famiglie e imprese che devono far fronte al caro energia e alle spese militari. Le previsioni macro in circolazione considerano che la domanda sarà sostenuta da una riduzione dei risparmi delle famiglie evento a nostro parere, tutt’altro che certo visto il clima di fiducia che va deteriorandosi. Anche lo scenario energetico resta altamente incerto per non parlare di quello geopolitico. Quest’ultimo impatta molto più sull’Europa (circa 1-1,5% del Pil con le sanzioni attuali; 0,2% sul Pil Usa).
Rimanendo sul tema “previsioni economiche” oggi il Fondo monetario internazionale aggiornerà le proprie stime macro nei documenti 'Word Economic Outlook' e 'Global Financial Stability Report', dedicati il primo alle prospettive di crescita e inflazione, il secondo soprattutto ai rischi finanziari. Nella revisione di fine gennaio, un mese prima dell'invasione russa dell'Ucraina, le stime sull'Italia ipotizzavano un'economia in espansione del 3,8% quest'anno (4,2% la precedente proiezione di ottobre) e 2,2% il prossimo. Per la Banca mondiale, l'impatto del conflitto peserà sulla crescita globale 2022 portandola al 3,2% dal 4,1% precedentemente ipotizzato.
Anche Pechino appare preoccupata per la frenata dell’economia (guerra+covid) e cerca di correre ai ripari. La banca centrale cinese ha tagliato di 25 punti base il tasso di riserva obbligatoria (RRR) venerdì liberando liquidità in una mossa tesa a sostenere l'economia minacciata dalla recrudescenza del Covid. Per quanto atteso, il ribasso è stato meno consistente del previsto, con l'istituto che sembra iniziare a preoccuparsi dei possibili effetti di spillover del contestuale inasprimento monetario applicato dalle altre principali banche centrali globali. La pandemia da un lato e l'intensificarsi dei rischi geopolitici che spinge i costi delle commodities dall'altro pongono Pechino nella delicata posizione di dover stimolare la crescita mantenendo la stabilità dei prezzi, cosa che rende poco probabile ulteriori tagli ai tassi per ora. Il Pil del primo trimestre ha segnato un'espansione del 4,8% dopo il +4% del trimestre precedente, superando le attese, ma gli economisti nutrono timori per i prossimi mesi. Le vendite al dettaglio si sono attestate a marzo ai minimi dall'aprile 2020, mentre il mercato del lavoro dà segnali di stress con il tasso di disoccupazione al 5,8%, massimo da quasi due anni.