CAFFE’ ESPRESSO

11 aprile 2022 - Inflazione, sanzioni, crescita e il dilemma della Bce.

I tassi di crescita nella zona euro potrebbero scivolare in territorio negativo quest'anno e un intervento da parte della Bce per contenere l'alta inflazione nel breve termine rischia di abbattersi sull'economia. Con l'inflazione della zona euro ai massimi storici al 7,5%, la Bce è sotto crescente pressione per adottare una politica monetaria restrittiva, anche se la rapida crescita dei prezzi è principalmente dovuta agli elevati prezzi energetici, fuori dal controllo della banca centrale. I prezzi di gas e petrolio resteranno alti più a lungo e anche i prezzi dei prodotti alimentari saliranno ulteriormente, quindi sarebbe alquanto costoso per la Bce ridurre l'attuale inflazione mentre le aspettative a medio termine rimangono appena sopra il target (forward inflation 5y5y a 2,30%). Il rischio è affossare in modo significativo la domanda interna per far scendere i prezzi.

 

Gli sviluppi della guerra fanno propendere per un aumento ulteriore delle sanzioni verso la Russia: se questo è lo scenario, l’impatto negativo sulla crescita sarà sempre maggiore e l’inflazione potrebbe salire ancora o comunque si allontanerebbe il punto di inversione. E’ però plausibile che l’inflazione causata da una crisi simile debba essere trattata diversamente da un’inflazione causata da motivi strettamente economici. In sostanza un rialzo dei tassi non appare la cura giusta in questa circostanza di inflazione da offerta ed importata. Il Giappone lo ha capito con la BoJ che ha confermato una politica ultra accomodante ed anzi si è presa l’impegno di acquistare illimitatamente bond per non far salire il rendimento del decennale oltre lo 0,25% ritenuto il limite di sopportazione, slegando l’andamento dei suoi rendimenti governativi da quelli Usa che sono in forte rialzo ma in un contesto molto diverso.

Gli scenari sono tutt’altro che tranquilli. Gli operatori per ora ragionano solo in termini di alta inflazione e rialzo dei tassi per arginarla: la sensazione è che i problemi siano altri.

E segnali in tal senso – contrazione della crescita globale – arrivano dalla Cina: a marzo il settore dei servizi si è contratto al ritmo più consistente in due anni (non è ancora incorporato l’effetto recenti lockdown). L'indice Pmi del comparto è crollato a 42,0 da 50,2 di febbraio (50 è lo spartiacque tra crescita e contrazione): questo dato è sintomatico di quanto la guerra stia condizionando l'economia e potrebbe far aumentare l'irritazione di Pechino verso Mosca con conseguenti pressioni cinesi su Putin per una soluzione del conflitto.

 

Testa a testa al secondo turno delle Presidenziali francesi tra Maron e Le Pen.

 

La settimana che vedrà il meeting Bce, giovedì, e il dato sull'inflazione Usa data in ulteriore rialzo a 8,5% domani, prenderà il via sul secondario italiano da 164 punti base per il premio al rischio tra Italia e Germania sul segmento decennale e da 2,36% per il tasso del benchmark a 10 anni.

 

Per la prima volta dal 2010 il tasso del titolo di Stato cinese a 10 anni è sceso al di sotto di quello della controparte Usa sulle attese di un ulteriore allentamento monetario in Cina.

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