Quasi tutte giù stamattina le borse, disturbate dai movimenti dei tassi di interesse di mercato: il Treasury Note a dieci anni è schizzato nelle ultime settimane sui massimi degli ultimi 11 mesi, intorno a 1,30%. E' soprattutto la velocità dell'ascesa del rendimento a mettere in ansia tutti quelli che hanno lavorato negli ultimi mesi nella prospettiva di tassi ultrabassi per tantissimo tempo.
I prezzi tedeschi a monte della filiera produttiva registrano in gennaio un recupero di 1,4 su mese e 0,9% su anno, superando la mediana delle attese.
Il petrolio Brent è in calo dell'1% a 63,2 dollari il barile, ieri -0,7%. In più, si comincia a ragionare sul riavvicinamento in atto tra Stati Uniti ed Iran, la cui produzione è stata limitata negli ultimi anni dalle sanzioni imposte dall'amministrazione Trump. Il nuovo inquilino della Casa Bianca, sul contenimento della minaccia nucleare rappresentata da Teheran la pensa in modo diverso: stanotte se ne è avuta la prima prova tangibile. La Segreteria di Stato ha comunicato di aver accettato l'invito a partecipare ad una riunione dedicata al ripristino dell'accordo.
I verbali dell'ultima riunione del comitato esecutivo della BCE mostrano che i vertici della principale istituzione finanziaria della zona euro non sono in alcun modo preoccupati del risveglio dell'inflazione: l'incremento dei prezzi al consumo manifestatosi a inizio anno viene ritenuto un elemento temporaneo. Un incremento dei tassi di reali rischia di rendere vulnerabili i prezzi della azioni.
Da Francia e Germania la lettura preliminare dei Pmi di febbraio, sulla base di cui Markit elabora una prima media a livello di intera zona euro.