La crescita Usa ha sostenuto il rialzo dei tassi americani: nell’ultimo periodo anche le attese di inflazione in aumento hanno contribuito tanto da far ipotizzare una Fed che potesse accelerare nelle tempistiche di rialzi dei Fed Fund. Invece ha sorpreso tutti l’inflazione Usa di settembre (0,1% mese; 2,3% tend.) inferiore alle attese (0,2%; 2,4%) e al dato di agosto (2,7%). Anche la “core” al netto di alimentare fresco ed energia (2,2%) è risultata inferiore al consenso (2,3%). In sostanza sembra che la bassissima disoccupazione, il rincaro dei prodotti petroliferi e i dazi non si stiano facendo sentire sui prezzi. Appare strano; forse sono solo ritardati gli effetti: questo dubbio potrebbe sorgere vedendo il dato di oggi sui prezzi import cresciuti dello 0,5% contro attese di 0,3%. L’inflazione ha innescato il calo dei tassi Usa, calo che è stato amplificato dallo switch dall’azionario (in calo) all’obbligazionario (prezzi in rialzo e rendimenti in ribasso).
Sul fronte europeo occhi puntati sugli sviluppi dell'iter della manovra e la reazione dei mercati all'esito delle elezioni in Baviera che, in linea con le previsioni, hanno visto una bruciante sconfitta per la Csu.
Altro market mover la nuova battuta d'arresto sui negoziati per la Brexit registrata ieri a pochi giorni dal vertice europeo di mercoledì e giovedì dedicato al tema. Il responsabile dei negoziati per l'Ue Michel Barnier, al termine dell'incontro con il segretario britannico per la Brexit Dominic Raab, ha detto che restano ancora questioni aperte come quella sui confini irlandesi.
Dollaro in rialzo su euro e sterlina con gli investitori orientati su divise rifugio dopo l'esito infruttuoso dei negoziati sulla Brexit.
Prezzi in rialzo sulle tensioni geopolitiche legate alla scomparsa di un giornalista saudita sebbene i timori per l'outlook a lungo termine zavorrino i prezzi.
DATI MACROECONOMICI
USA
Indice manifatturiero Fed New York ottobre.
Vendite al dettaglio settembre.