CAFFE’ ESPRESSO

3 luglio 2017 - Settimana densa di appuntamenti macro: oggi indici PMI e ISM.

La settimana si apre con gli indici Pmi europei e americani: si tratta del dato finale che normalmente conferma la tendenza emersa nel dato flash che ha quindi è decisamente più market mover. L’indice Pmi è un indice di fiducia che si ottiene intervistando i direttori acquisti di aziende di ciascun Paese dell’eurozona e poi viene aggregato a livello europeo. Valori superiori a 50 indicano espansione, valori sotto, contrazione del ciclo economico.

 

Maggiore importanza riveste oggi l’indice Ism manifatturiero Usa che misura la fiducia delle imprese manifatturiere.

 

I dati Usa restano in primo piano per capire se la Fed alzerà i tassi. L’indice Pce “core” quello più seguito dalla Fed, ha visto un dato più debole del previsto ma comunque poco sotto l’obiettivo. L’inflazione si muove in prossimità del target del 2% così come le aspettative: anche l’inflazione attesa (forward inflation a 5 anni tra 5 anni) oscilla tra il 2% e l’1,8%. La Fed ha altri motivi per alzare ancora e per accelerare nel tapering: essere in grado di reagire in futuro ad un’eventuale inversione ciclica. Inoltre le borse sono ai massimi e stanno reagendo bene agli aumenti dei tassi. Non escludiamo che ci possa essere un aumento delle probabilità di un rialzo dei Fed Fund che includa anche la possibilità di un rialzo prima della fine dell’anno o un’accelerazione del tapering. L’imprevedibilità di Trump resta un’incognita.

 

L’inflazione “core” europea di giugno sale all’1,2% contro attese di 1% portandosi su livelli che non si vedevano da settembre 2013 (era a 0,7% a marzo). Poco inferiore alle attese l’inflazione flash (1,3%) contro attese di 1,2% (in Germania invece volano i prezzi +0,2% contro attese di 0% mese e 1,5% contro 1,3% tendenziale). Se l’inflazione era prevista con largo consenso in discesa (era all’1,9% ad aprile; 1,4% maggio), appare abbastanza sorprendente la dinamica di quella “core” e considerando che la Bce attribuisce molto peso a questa misura dei prezzi per le sue decisioni, sarà da seguire con attenzione. In ogni caso, la prima considerazione da fare è che comunque resta bassa rispetto ad un target Bce del 2% (anche per quella “core”); una seconda considerazione deriva da un recente studio della Bce stessa secondo cui la “core” resterà bassa vista l’inerzia salariale dovuta all’alto tasso di disoccupazione allargato (l’eccesso di offerta di lavoro è più ampio rispetto a quello misurato dal tasso di disoccupazione). Quasi sicuramente la Bce prima di iniziare una graduale normalizzazione della sua politica monetaria avrà bisogno di conferme - oltre che sul lato della crescita - che la “core” sia avviata verso il suo target, che possa autosostenersi e che sia diffusa a tutta l’area in modo uniforme.

 

DATI MACROECONOMICI

ZONA EURO
Pmi manifatturiero finale giugno

Tasso disoccupazione maggio

USA
Pmi manifatturiero finale giugno
Ism manifatturiero giugno

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