CAFFE’ ESPRESSO

20 dicembre 2018 - Delusione Fed: reazione negativa dei mercati ...

Agli investitori non è piaciuto quello che hanno sentito dal presidente della Fed: si attendevano un tono più da colomba: non sembra esserci preoccupazione per i segnali di rallentamento della crescita economica globale. I rialzi continueranno anche se ad un ritmo più lento del previsto (2 rialzi anziché 3).

Le Borse europee sono in calo, in scia a quelle dell'Asia e di WS.

Il taglio delle stime sull’inflazione, da parte della Federal Reserve, non ha dato sollievo alle azioni, in compenso ha dato ancora più vigore agli acquisti sulle obbligazioni. Il rendimento del decennale governativo (Treasury Note) è sceso a 2,75%, minimo da marzo. La distanza tra il decennale ed il biennale è sempre più ridotta. La curva dei tassi invertita è un fenomeno che storicamente anticipa l’arrivo della recessione.  Il Bond Usa 6 mesi ha un rendimento superiore rispetto al dividend yield di WS.

Lo spread si allarga a 258 punti base soprattutto per il calo del Bund 10 (0,21% , minimo da aprile 2016).

La Fed ha rivisto al ribasso le stime di crescita: il Pil quest’anno salirà del 3% e non del 3,1% come previsto in precedenza; nel 2019 del 2,3%, contro il 2,9% stimato finora. Nonostante i segnali di rallentamento, l'economia continua a espandersi al ritmo maggiore da 10 anni: «Il 2018 - ha detto Powell - è stato l’anno migliore dalla crisi finanziaria esplosa nel 2008». La disoccupazione è ai minimi dal 1969, al 3,7%, i salari sono in ripresa, la spesa al consumo continua a crescere (+0,6% a ottobre). «Un'economia forte, un po’ più del previsto - ha affermato - che sta dando benefici a molti americani» non ha bisogno più di stimoli, è il ragionamento dei policymakers della Fed. Dall'altro lato, però, l'inflazione core continua la sua lenta risalita ed è arrivata all'1,8%, vicina al target Fed del 2 per cento. «L’andamento dell’inflazione negli Stati Uniti - ha concluso Powell - ci consente di essere pazienti sul fronte dei tassi, guardando avanti. Ma in ogni caso vediamo un’attenuazione della crescita: l’indebolimento di quella globale è una delle ragioni alla base della revisione del ribasso del Pil nel 2019». La Fed dunque ha deciso di andare avanti per la sua strada e non ha sorpreso. Alcuni analisti sostengono che con la sua mossa abbia voluto rassicurare i mercati preoccupati dai tassi alti e dal rallentamento economico in arrivo.

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