CAFFE’ ESPRESSO

18 ottobre 2018 - Il punto sull'inflazione eurozona.

L’inflazione finale Eurozona di settembre conferma il dato preliminare al 2,1% tendenziale con quello mensile (congiunturale) allo 0,5%. L’inflazione europea è destinata a chiudere all’1,8% nel 2018, livelli simili dovrebbero trovare conferma anche per il 2019 (previsioni Aritma). Siamo ancora sotto gli obiettivi della Bce (2%) anche se non molto distanti; il rialzo di questi mesi è tutto dovuto alle pressioni sull’energia e questa componente in futuro dovrebbe attenuare il suo apporto: il petrolio nel 2018 è passato salito da 62 a 82 dollari ed è difficile attendersi rialzi simili in prospettiva  2019. In assenza quindi di un aumento delle componenti interne sarà difficile considerare duraturo l’attuale fase di rialzo dell’indice dei prezzi e quindi risulterà assai difficile per la Bce centrare l’obiettivo. E’ necessario che l’inflazione “core” sotto la spinta della dinamica salariale nominale si alzi verso l’1,5%-1,6%: per ora siamo molto lontani: la “core” di settembre è stata 0,9% ed è mesi che veleggia a cavallo dell’1%: troppo poco! Draghi proprio ieri ha dovuto rimangiarsi quell’ottimismo che aveva mostrato alla conferenza stampa dell’ultima riunione Bce; ora parla di risalita graduale nei prossimi anni rispetto a risalita “relativamente vigorosa”. La dinamica dell’inflazione sarà il vero driver per determinare le decisioni sui tassi Bce: per ora il primo rialzo del P/T è atteso a inizio 2020; chiaramente la politica monetaria convenzionale è “sporcata” da quella “non convenzionale” (Qe …) e quindi i modelli di valutazione del tasso di neutralità del P/T Bce sono meno significativi ma comunque è giusto considerare che secondo alcuni di questi modelli econometrici, nell’attuale situazione macroeconomica il “tasso neutrale” (P/T) dovrebbe essere dell’1% (tasso di interesse neutrale reale).

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