CAFFE’ ESPRESSO

12 luglio 2018 - Nuove stime della Commissione europea: nel pomeriggio inflazione Usa.

La giornata di aste a medio lungo del Tesoro italiano porta ad un leggero rialzo dei rendimenti Btp  (10 anni a 2,71%); il rientro dell’avversione al rischio con le borse in territorio positivo fa increspare i tassi Irs e i rendimenti Bund che sui 10 anni sono rispettivamente a 0,90% e 0,31%. Contribuisce in tal senso anche la produzione industriale europea salita al 2,4% contro attese di 2,1% tendenziale. La Commissione europea ha fornito le sue nuove stime: pil 2018 a +2,1% (da +2,3% stime primavera), 2019 a +2,0% (come in stime primavera); inflazione armonizzata 2018 a 1,7% (da 1,5% stime primavera), 2019 a 1,7% (da 1,6%). Per quanto riguarda l’Italia la crescita del Pil italiano rallenterà nel 2018 a 1,3% per poi scendere a 1,1% il prossimo anno: un abbassamento rispetto alla cifre di maggio che indicavano +1,5% per l'anno in corso e +1,2% per il 2019. Una crescita dell'1,5% è quanto l'Italia ha raggiunto nel 2017 e, secondo le stime di aprile del governo Gentiloni, dovrebbe conseguire anche quest'anno. In tema di crescita l'Italia risulta il fanalino di coda tra i 19 Paesi della zona euro per entrambi gli anni. Le previsioni per il tasso di inflazione sempre per l’Italia salgono a 1,4% (da 1,2%) per il 2018 e 1,6% (da 1,4%) per il 2019. Potenzialmente si tratta di una buona indicazione per i conti pubblici nazionali. La minore crescita del Pil reale potrebbe essere compensata dalla maggiore inflazione nel livello del Pil nominale che sta al denominatore dei rapporti deficit/Pil e debito/Pil. I più recenti indicatori economici italiani suggeriscono un rallentamento della congiuntura; a trainare la crescita dovrebbe essere la domanda interna mentre l'export si dovrà confrontare con una situazione del commercio internazionale più sfidante. Gli investimenti sono attesi in ripresa sostenuti dalle favorevoli condizioni di finanziamento e dagli incentivi fiscali, anche se la volatilità dei mercati finanziari, riflesso dell'incertezza interna e globale, potrebbe rinviare alcune decisioni di investimento nel breve termine. A livello interno, poi, qualsiasi preoccupazione e incertezza sulle scelte di politica economica e possibili ricadute dei più alti rendimenti dei titoli di Stato sui costi di finanziamento delle imprese potrebbero peggiorare le condizioni di finanziamento e smorzare la crescita della domanda.

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